{"id":4391,"date":"2022-05-05T16:14:37","date_gmt":"2022-05-05T14:14:37","guid":{"rendered":"http:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/?p=4391"},"modified":"2022-05-05T16:14:37","modified_gmt":"2022-05-05T14:14:37","slug":"baliani-su-marte-piangendo-la-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/2022\/05\/05\/baliani-su-marte-piangendo-la-terra\/","title":{"rendered":"Baliani su Marte piangendo la Terra"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_4393\" aria-describedby=\"caption-attachment-4393\" style=\"width: 640px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-large wp-image-4393\" src=\"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-1024x768.jpg\" alt=\"\" width=\"640\" height=\"480\" srcset=\"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-300x225.jpg 300w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-768x576.jpg 768w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-36x27.jpg 36w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-280x210.jpg 280w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-650x488.jpg 650w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui-600x450.jpg 600w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2022\/05\/vista-da-qui.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 640px) 100vw, 640px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-4393\" class=\"wp-caption-text\">I protagonisti sul pianeta rosso nello spettacolo di Marco Baliani &#8220;Vista da qui&#8221; in scena il 29 e 30 aprile ad Ancona.<\/figcaption><\/figure>\n<p><strong>Marco Baliani<\/strong> riparte da Marte. <em><strong>Vista da qui<\/strong><\/em> \u00e8 il nuovo spettacolo, da lui scritto e diretto, che debutta al <strong>Teatro Sperimentale di Ancona<\/strong>, produzione <strong>Marche Teatro<\/strong>, il 29 e 30 aprile, e che porta in scena il punto di vista di quattro sopravvissuti che dal pianeta rosso, su cui sono stati catapultati con una missione di emergenza, guardano con rabbia, inquietudine, angoscia e trepidazione ci\u00f2 che resta della terra natia, vilipesa, avvelenata, disastrata, ormai non pi\u00f9 vivibile. <strong>Giulia Goro, Alessandro Marmorini, Luigi Pisceddu <\/strong>e <strong>Marco Rizzo<\/strong>, selezionati su 633 candidature da Baliani, interpreteranno i quattro superstiti. La donna, comandante della spedizione, caparbia, volitiva, fiduciosa per volere e dovere, ma comunque disincantata perch\u00e9 come tutti ha visto e vissuto lo sfacelo da cui \u00e8 dovuta fuggire. Accanto a lei lo psicologo, equilibrato, sempre empatico e positivo, sempre con la citazione colta giusta al momento giusto, incredibilmente sereno, non a caso. Poi c&#8217;\u00e8 il biologo responsabile del rifornimento di ossigeno che vive rinchiuso nelle serre in simbiosi con le sue piante adorate e indispensabili alla sopravvivenza nel nuovo ambiente e che quando parla sputa veleno contro l&#8217;umanit\u00e0 assassina del mondo vegetale. Infine l&#8217;ingegnere, il prototipo dell&#8217;<em>homo faber<\/em>, agli antipodi del biologo, routinario, ossessivo compulsivo sia nel mantenere efficiente la macchina spaziale che il proprio fisico. Obiettivo della missione: assicurare il futuro dell&#8217;umanit\u00e0 su Marte facendo risvegliare per poi accudire cinquanta bambini &#8220;criogenizzati&#8221; nelle loro culle. Non tutto ovviamente andr\u00e0 per il verso giusto e si susseguono conflitti, colpi di scena e colpi di coda.<\/p>\n<p>La lettura del testo incanta per ritmo, scorrevolezza e chiarezza e per una sapiente alchimia che intreccia destrezza nella manipolazione delle conoscenze astrofisiche, incisiva caratterizzazione psicologica dei personaggi, tagliente analisi, profondit\u00e0 delle argomentazioni ambientali ed esistenziali. Dovendo ascriverlo in un genere, <em>Vista da qui<\/em> sarebbe un&#8217;opera distopica dalla sfumatura per\u00f2 utopica. Ma la genesi del testo \u00e8 invece molto pi\u00f9 articolata: \u00ab\u00c8 un percorso iniziato da anni &#8211; ci spiega Baliani &#8211; e disseminato di letture di libri e visioni di film. Anche l&#8217;aver trascorso personalmente molto tempo nella campagna pugliese e aver visto i miracoli e la sapienza della terra mi ha fatto riflettere molto su quanto ci sia di meraviglioso nella natura e di perverso nell&#8217;uomo che la distrugge\u00bb.<\/p>\n<p>Sembra comunque che Marco Baliani su Marte ci sia stato davvero. \u00abIo sono sempre stato un grande amante della fantascienza, ma di quella che parlando realisticamente di un mondo altro ti continua a rimandare al presente. Poi in effetti mi sono documentato sul pianeta Marte, ho letto <em>Le cronache marziane<\/em> di Ray Bradbury, tutto lo scibile possibile\u00bb. Ma al di l\u00e0 di questa documentazione minuziosa e scientifica cosa rappresenta questa fuga nello spazio per Baliani? \u00abMarte nel mio testo \u00e8 la conseguenza della pandemia che abbiamo vissuto e dell&#8217;Ucraina oggi. \u00c8 un territorio alieno dove gli esseri umani devono barcamenarsi per tentare di reinventarsi l&#8217;umanit\u00e0, neologismi da creare, usi, costumi, abitudini, gesti da ricodificare, una memoria intera da rimpiazzare, come accade agli immigrati nella nuova terra. Di fronte a quello che ci sta succedendo abbiamo bisogno di reinventarci, di capire cosa ci portiamo dietro delle testimonianze del passato, quali sono i paradigmi narrativi che ancora funzionano, quali sono i valori necessari, le priorit\u00e0, quali i comportamenti letali e soprattutto cosa trasmettiamo ai figli. Tutto lo spettacolo gira sostanzialmente attorno a un problema educativo. Si riparte da Marte o, perlomeno, ci si prova. Ma su tutto aleggia una domanda che, pi\u00f9 che distopica, \u00e8 apocalittica: ha senso sperare in una nuova umanit\u00e0? \u00c8 vero soprattutto per uno dei personaggi, il fondamentalista arboricolo che ormai \u00e8 rassegnato e crede che la specie umana non sia degna di sopravvivere, ma alla fine almeno gli altri non si arrendono alla perdita della speranza, ci provano a far ripartire la vita. Non c&#8217;\u00e8 quindi un annullamento totale, c&#8217;\u00e8 per\u00f2 una grande questione: data la catastrofe avvenuta, la cui colpa \u00e8 di sicuro dell&#8217;Antropocene umano a causa del quale l&#8217;ecosistema si \u00e8 sballato, i mari aumentano, il permafrost si scioglie e altri virus ci contageranno, cataclismi che nello spettacolo do gi\u00e0 per avvenuti, a questi nuovi nati, ai nascituri che raccontiamo del nostro passato? C&#8217;\u00e8 a un certo punto nel testo un efficace e terrificante elenco dei disastri naturali causati dall&#8217;uomo. Dove e quando \u00e8 iniziata questa propensione inarrestabile all&#8217;autodistruzione? Vorrei evitare di dire che \u00e8 insita nella specie umana. Bisognerebbe chiedersi quando \u00e8 accaduto che la natura ha smesso di parlare agli esseri umani e noi di ascoltarla? Basti pensare al disperato tentativo di san Francesco di far riparlare il creato, di dialogare con esso. Quindi si tratta di una cecit\u00e0 che risale a tanto tempo addietro, da secoli ormai la societ\u00e0 non riesce ad avere un rapporto sano e autentico con il mondo vegetale. Noi viviamo grazie alle piante che sono da un punto di vista biochimico superiori a noi, non sprecano, non si spostano, non consumano, producono ossigeno. Persino Gianni Rodari con quel carismatico testo, poi cantato da Sergio Endrigo, ha provato a lanciare un allarme alla sua maniera, semplice e geniale: \u00abPer fare un tavolo ci vuole il legno\u00bb.<\/p>\n<p>Si sviluppa poi in <em>Vista da qui<\/em> la contrapposizione dialettica fra &#8220;techn\u00e8&#8221; e &#8220;physis&#8221;, tecnologia e natura. Nel finale per\u00f2 sembra prevalere l&#8217;idea di mettersi al servizio della vita. Pu\u00f2 essere questo il valore che riscatterebbe l&#8217;umanit\u00e0? \u00abSenz&#8217;altro ma il pi\u00f9 delle volte non viene messo in atto. La tecnologia non \u00e8 certamente un problema, cos\u00ec come non lo \u00e8 la tv o i social. Il problema \u00e8 che li usiamo male, quindi il problema torniamo a essere noi. La tecnologia sta l\u00ec, non pensa, fa, agisce, siamo noi a indirizzarla verso il bene o il male. Grazie alla scienza e al progresso tecnologico abbiamo ad esempio combattuto la pandemia, curato malattie, allungato la qualit\u00e0 e l&#8217;et\u00e0 media della vita. La questione \u00e8 che l&#8217;utilizzo negativo che ne viene fatto supera di gran lunga quello positivo. La guerra in Ucraina ce lo sta dimostrando\u00bb. Pensando ad alcuni ultimi lavori, da <em>L&#8217;attore nella casa di cristallo<\/em> a <em>Una notte sbagliata<\/em>, si ha la sensazione che lei, come una Cassandra, stia dando sempre pi\u00f9 voce al bisogno di denunciare l&#8217;imminente e inesorabile disastro che incombe. \u00c8 diventato questo il compito dell&#8217;artista oggi? \u00abL&#8217;artista pu\u00f2 anche far ridere e dare leggerezza. Io ammetto che non riesco a ignorare ormai temi esistenziali e sociali legati al futuro dell&#8217;uomo, della societ\u00e0, del pianeta, forse sono entrato in un tunnel. Non riesco a smettere di chiedermi: ma perch\u00e9 siamo fatti cos\u00ec? Papa Francesco da tempo sta lanciando moniti purtroppo finora inascoltati per la salvaguardia del pianeta. Credo che il Papa e gli artisti di buona volont\u00e0 dovrebbero unire spirito e voce a questo punto. Sarebbe bello\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Marco Baliani riparte da Marte. 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