{"id":3794,"date":"2021-01-19T12:40:10","date_gmt":"2021-01-19T11:40:10","guid":{"rendered":"http:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/?p=3794"},"modified":"2021-01-19T12:44:46","modified_gmt":"2021-01-19T11:44:46","slug":"ovadia-ricordare-serve-al-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/2021\/01\/19\/ovadia-ricordare-serve-al-futuro\/","title":{"rendered":"Ovadia: \u00abRicordare serve al futuro\u00bb"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_3799\" aria-describedby=\"caption-attachment-3799\" style=\"width: 936px\" class=\"wp-caption alignnone\"><a href=\"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia.jpg\"><img decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-3799\" src=\"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia.jpg\" alt=\"\" width=\"936\" height=\"453\" srcset=\"https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia.jpg 936w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia-300x145.jpg 300w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia-768x372.jpg 768w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia-56x27.jpg 56w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia-280x136.jpg 280w, https:\/\/staging.tv2000.it\/retroscena\/wp-content\/uploads\/sites\/14\/2021\/01\/ovadia-650x315.jpg 650w\" sizes=\"(max-width: 936px) 100vw, 936px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-3799\" class=\"wp-caption-text\">Moni Ovadia e la violoncellista Giovanna Famulari, in scena con &#8220;Paradiso con Dante e con Beatrice&#8221;<\/figcaption><\/figure>\n<p>\u00abLa memoria serve per il presente e il futuro. Riflettete: se vi cancellassero la memoria e vi domandassero chi siete non sareste in grado di rispondere. La memoria \u00e8 un progetto per edificare la societ\u00e0 che vogliamo, altrimenti dobbiamo subire la societ\u00e0 che altri vogliono per noi. Chi \u00e8 padrone della storia o della memoria \u00e8 padrone del mondo\u00bb. \u00c8 perentorio <strong>Moni Ovadia<\/strong> sull&#8217;importanza, necessit\u00e0 e attualit\u00e0 della &#8220;<strong>giornata della memoria<\/strong>&#8220;, ricorrenza ormai pi\u00f9 che ventennale per commemorare le vittime dell&#8217;Olocausto e tradizionalmente fissata il 27 gennaio perch\u00e9 in quel giorno del 1945 le truppe dell&#8217;Armata Rossa liberarono il lager di Auschwitz scoperchiando cos\u00ec gli orrori della Shoah. \u00abAd Auschwitz, e non solo l\u00ec &#8211; ci tiene subito a precisare il narratore, attore, regista nato in Bulgaria da una famiglia ebraico-sefardita &#8211; \u00e8 stato annientato l&#8217;essere umano. \u00c8 doveroso ribadire e ricordare: sono morti 6 milioni di ebrei, 500mila rom e sinti, 3 milioni di slavi. Menomati, poveri sbandati, omosessuali, oppositori, che fossero anarchici, socialisti, cristiani, cattolici, comunisti, insomma tutti quelli che avevano detto di no, sono stati sterminati. \u00c8 stato cancellato l&#8217;uomo perch\u00e9 i nazisti negavano l&#8217;uomo che in quanto tale \u00e8 un crogiuolo di diversit\u00e0 e difformit\u00e0 dalle quali scaturisce la sua ricchezza, unicit\u00e0 e sacralit\u00e0 divina\u00bb.<\/p>\n<p>E proprio con la spiritualit\u00e0 Moni Ovadia ha sempre innescato da pi\u00f9 di trent&#8217; anni una proficua e creativa dialettica producendo innumerevoli e notevoli frutti artistici, dal vertiginoso e spiazzante <em>Dio ride<\/em> allo storico <em>Oylem Goylem<\/em> che lo consacr\u00f2 come &#8220;cantore yiddish&#8221;, dal rapsodico <em>Registro dei peccati<\/em> allo sconvolgente <em>Dybbuk<\/em>. In questi giorni non si smentisce e continua a dialogare col trascendente provando al <strong>Teatro Comunale di Ferrara<\/strong>, di cui \u00e8 anche di recente direttore artistico, un recital in vista della tanto agognata riapertura dei teatri: <em>Paradiso<\/em> con Dante e con Beatrice, un viaggio che Ovadia percorre ispirandosi all&#8217;innovativa analisi del filologo <strong>Federico Sanguineti<\/strong> per veicolare, insieme con la dotta e talentuosa <strong>Sara Alzetta<\/strong> che d\u00e0 voce alla guida femminile del sommo poeta e all&#8217;eclettica e rinomata musicista <strong>Giovanna Famulari<\/strong> che dal vivo raccorda, amplifica o accompagna i versi danteschi col violoncello, le emozioni dell&#8217;ineffabile bellezza divina. Ed \u00e8 proprio sulla natura di quell&#8217;Amor che move il sole e l&#8217;altre stelle che, secondo Moni Ovadia, bisogna riflettere per trovare il deterrente agli abomini perpetrati con la Shoah e reiterati fino ad oggi: \u00ab\u00c8 illuminante la lettura del versetto levitico 18-19, &#8220;Amerai il prossimo tuo come te stesso&#8221;, proposta dal filosofo di origini ebraico-lituane Emmanuel L\u00e9vinas: l&#8217;ordine delle parole nella Torah non \u00e8 mai casuale, l&#8217;amore per il prossimo \u00e8 prioritario, tu acquisti identit\u00e0 di essere umano solo allorquando cogli l&#8217;altro nella piena dignit\u00e0 della sua alterit\u00e0 perch\u00e9 il motore della creazione \u00e8 proprio questo. Cosa fa il Santo Benedetto? Crea l&#8217;altro da s\u00e9. Quindi se non riconosci l&#8217;altro perverti il principio stesso della creazione. Amore significa riconoscere l&#8217;altro che non viene come piace a te, ma nella sua &#8220;tuit\u00e0&#8221; e in quanto tale va accolto facendosi &#8220;stranieri&#8221;. Questa accoglienza \u00e8 il fondamento di un&#8217;etica di giustizia e di pace. L\u00e9vinas \u00e8 talmente radicale che arriva persino ad affermare: &#8220;\u00e8 l&#8217;io l&#8217;assassino&#8221;\u00bb.<\/p>\n<p>E a proposito dell&#8217;amore divino come risponde Moni Ovadia alle teologie dell&#8217;Olocausto sull&#8217;assenza e il silenzio di Dio in occasione del genocidio degli ebrei? \u00abFaccio mie le parole di un altro filosofo superstite della Shoah, Elie Wiesel, che risuonano come un tarlo nella mia testa. A chi gli chiese dov&#8217;era Dio durante lo sterminio nazista lui rispose: &#8220;come sarebbe a dire dov&#8217;era Dio? Dio si faceva massacrare con la sua gente&#8221;\u00bb. C&#8217;\u00e8, sempre a riguardo degli interrogativi drammatici che l&#8217;uomo rivolge a Dio in occasioni di tragedie che feriscono l&#8217;umanit\u00e0 e minano il senso della vita, un testo, portato in scena da Ovadia nel 2001, intitolato<em> Yossl Rakover<\/em> si rivolge a Dio di Zvi Kolitz; uno sconvolgente testamento scritto da un combattente del ghetto di Varsavia mentre il cerchio della morte si stringeva intorno a lui e celato in una piccola bottiglia tra cumuli di pietre carbonizzate e ossa umane. Questa sorta di novello Giobbe chiama direttamente in causa il Signore di fronte al trionfo dell&#8217;orrore e, quasi empiamente sfidandolo, proclama il suo immutato amore per Lui, diagnosticando al contempo in modo lucido e spietato l&#8217;irreversibilit\u00e0 del male che si annida nell&#8217;animo umano. Siamo quindi destinati a veder reiterate queste mostruosit\u00e0 in un modo o nell&#8217;altro? A che serve allora far memoria? Anche in questo caso sono le Scritture a fornire risposte secondo Ovadia: \u00abL&#8217;uomo credo sia un progetto aperto, ha dentro di s\u00e9 energie e spinte di vario genere, noi facciamo memoria affinch\u00e9 l&#8217;essere umano esprima pulsioni vitali e non mortifere. Il quinto comandamento non dice &#8220;non uccidere&#8221;, bens\u00ec &#8220;non ucciderai&#8221;. Perch\u00e9 al futuro? Perch\u00e9 devi costruirti in modo da sviluppare una naturale ripulsa verso la violenza. I tempi e i modi possono essere progressivi e dilatati perch\u00e9 siamo poveri essere umani con tutti i nostri limiti, ma la consapevolezza deve essere radicale e non c&#8217;\u00e8 una via d&#8217;uscita moderata: &#8220;Chi salva una vita salva il mondo intero&#8221;, recita la famosa frase talmudica\u00bb. Un&#8217;altra tremenda testimonianza che documenta l&#8217;indicibile crudelt\u00e0 subita e rimanda alle responsabilit\u00e0 storiche e morali dell&#8217;uomo \u00e8 Il canto del popolo ebraico massacrato di Yitzhak Katzenelson, il manoscritto del poeta ebreo polacco ritrovato dopo la sua morte nelle camere a gas di Auschwitz. Anche questa \u00e8 stata un&#8217;indelebile esperienza artistica vissuta dall&#8217;artista ebreo: \u00abRicordo quando lo usai per il mio <em>Dibbuk<\/em>, lo feci leggere ai miei musicisti, uscirono da quella lettura devastati perch\u00e9 \u00e8 come trovarsi al cospetto dell&#8217;assoluto di fronte al quale la parola si sospende. Ma c&#8217;\u00e8 un altro autore, Vasilij Grossman, ebreo sovietico testimone della Shoah e dei gulag staliniani, che ha scritto <em>Vita e destino<\/em>, un&#8217;opera in grado di determinare una crisi che non ha eguali. Fa capire che noi o assumiamo una responsabilit\u00e0 totale, senza cedimenti nei confronti del valore e del senso della vita umana, o rischiamo di vedere cose ben peggiori di quelle che ci sono gi\u00e0 state\u00bb.<\/p>\n<p>A pochi giorni dunque dalla &#8220;giornata della memoria&#8221; come evitare qualunque deriva celebrativa o retorica? Non nutre dubbi Moni Ovadia: \u00abC&#8217;\u00e8 un solo modo: legarla agli orrori a cui assistiamo oggi. Bisogna dichiarare apertamente che ricordiamo il passato perch\u00e9 dobbiamo salvare l&#8217;essere umano nella sua inviolabile integrit\u00e0 nel presente, perch\u00e9 se tu accetti oggi che muoiano bambini per malattie curabili, se tolleri che uomini, che scappano da guerre o da fame, muoiano come topi nel mare, allora \u00e8 inutile che vai a fare il pellegrinaggio ad Auschwitz perch\u00e9 diventa il pellegrinaggio dell&#8217;ipocrisia\u00bb. RIPRODUZIONE RISERVATA<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>di Michele Sciancalepore, fonte Avvenire<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"\u00abLa memoria serve per il presente e il futuro. Riflettete: se vi cancellassero la memoria e vi domandassero chi siete non sareste in grado di rispondere. La memoria \u00e8 un progetto per edificare la societ\u00e0 che vogliamo, altrimenti dobbiamo subire la societ\u00e0 che altri vogliono per noi. 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